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Report Mercati: Crisi Iran-USA-Israele | Giovanni Sabatini
Report Mercati · Aprile 2026

Crisi Iran-USA-Israele: cosa cambia per i mercati e per i nostri risparmi.

Trentotto giorni di conflitto, lo Stretto di Hormuz chiuso, il petrolio sulle montagne russe e una tregua fragile. Il punto della situazione, in modo chiaro, su tutto quello che sta cambiando.

Data 8 aprile 2026
Autore Giovanni Sabatini
Lettura circa 18 minuti
01 · Il quadro generale

Lo scontro più serio in Medio Oriente da mezzo secolo

Siamo al trentottesimo giorno di conflitto aperto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Un livello di tensione militare che non si vedeva nella regione dagli anni Settanta. La situazione resta in piena evoluzione, ma nelle ultime ore qualcosa si è mosso.

Il 28 febbraio 2026 le forze americane e israeliane hanno colpito simultaneamente l'Iran con centinaia di raid aerei. L'operazione ha eliminato la guida suprema Khamenei e distrutto buona parte delle installazioni militari iraniane. La risposta di Teheran non si è fatta attendere: missili, droni e, soprattutto, la chiusura dello Stretto di Hormuz il 4 marzo. Quel passaggio d'acqua è il collo di bottiglia attraverso cui transita circa il venti per cento del petrolio e del gas scambiati nel mondo. Bloccarlo ha significato togliere dal mercato milioni di barili al giorno, con effetti a catena su tutto il pianeta.

−8M
Barili al giorno persi a marzo
(stima IEA)
$126
Picco Brent al barile
(da $72 il 27 febbraio)
−13,6%
Crollo Brent l'8 aprile
dopo il cessate il fuoco
~800
Navi bloccate
nel Golfo Persico

La svolta del 7-8 aprile

Pochi minuti prima che scadesse un ultimatum lanciato da Trump, Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un accordo per un cessate il fuoco di due settimane, con la graduale riapertura di Hormuz sotto supervisione iraniana. Il Brent è sceso del 13,6 per cento nella mattinata dell'8 aprile, tornando sotto i 95 dollari al barile. È un segnale di sollievo, non di soluzione. I negoziati formali sono attesi a Islamabad venerdì 10 aprile.

Perché ci riguarda direttamente: anche con la tregua, le infrastrutture energetiche restano danneggiate, le navi sono ferme, e i prezzi del gas in Europa restano molto alti. La BCE ha già rivisto al rialzo le previsioni di inflazione per il 2026 al 2,6 per cento. Tradotto in pratica: paghiamo di più al supermercato e alla pompa di benzina, e lo faremo ancora per un po'.

02 · Cronologia degli eventi

Cosa è successo, in ordine

Per orientarsi in una situazione così complessa, serve avere sotto mano la sequenza dei fatti. Qui sotto i passaggi chiave, dal tentativo diplomatico fino alla tregua di questi giorni.

DataEvento
Apr/Dic 2025Mesi di negoziati tra USA e Iran sul nucleare (Oman, Roma, Ginevra). Nessun accordo raggiunto.
26 feb 2026Ultimo round negoziale a Ginevra: il tentativo più intenso, ma senza risultato.
28 feb 2026Attacco coordinato USA-Israele: 900 raid in 12 ore. Ucciso Khamenei. Inizio del conflitto aperto.
1 mar 2026Mercati in tilt: petrolio +10%, oro +5,2%, franco svizzero ai massimi decennali.
2 mar 2026Un drone iraniano colpisce Ras Laffan (Qatar), il più grande impianto GNL al mondo. Gas europeo +36% in una giornata.
4 mar 2026L'Iran chiude lo Stretto di Hormuz. Il 20 per cento del petrolio mondiale viene tagliato fuori.
9 mar 2026Brent intraday a $119,5. Un esperto IEA dichiara che non esiste un tetto prevedibile.
12 mar 2026L'IEA definisce la crisi il più grande shock petrolifero della storia. Rilasciate 400 milioni di barili dalle riserve strategiche globali.
15 mar 2026Assicurare una nave per Hormuz costa 20-40 volte più di prima.
18-19 mar 2026Israele attacca South Pars (Iran) e nuovamente Ras Laffan. BCE ferma sui tassi, inflazione rivista al 2,6%.
19 mar 2026QatarEnergy comunica: 17% della capacità GNL colpita, riparazioni fino a 5 anni.
25 mar 2026Rendimenti obbligazionari ai massimi pluriennali: Bund al top da 15 anni, BTP oltre 3,9%.
30 mar 2026Il FMI avverte: tutte le strade portano a prezzi più alti e crescita più lenta.
31 mar 2026Gli analisti alzano le previsioni petrolifere del 30%, il rialzo più forte dal 2005.
1-6 apr 2026Nuovi raid israeliani su impianti petrolchimici iraniani. Ultimatum di Trump. Gas europeo sopra 50 euro per megawattora.
7-8 apr 2026Cessate il fuoco di 2 settimane, mediato da Pakistan, Cina e Turchia. Hormuz inizia a riaprire. Brent −13,6%.
10 apr 2026Attesi i primi negoziati formali USA-Iran a Islamabad.
03 · Lo scacchiere geopolitico

Chi vuole cosa

Prima di ragionare sugli scenari, serve capire chi vuole cosa. Ogni attore ha un obiettivo diverso, e questo determina le mosse delle prossime settimane.

🇺🇸

Stati Uniti (Trump)

Washington punta alla denuclearizzazione permanente dell'Iran e a un riassetto degli equilibri regionali. Trump ha alternato il linguaggio della forza a quello del negoziato, il suo stile transazionale ormai noto. Ha accettato la tregua anche perché un conflitto prolungato iniziava a pesare sull'economia interna.

🇮🇱

Israele (Netanyahu)

Ha condotto la campagna aerea più aggressiva: 500 obiettivi militari colpiti, oltre 1.200 bombe nelle prime 24 ore. Per Netanyahu il cessate il fuoco è accettabile solo se l'Iran consegna tutto l'uranio arricchito e rinuncia all'arricchimento futuro. Posizione più rigida di quella americana. Da notare: ha esplicitamente escluso il Libano dalla tregua.

🇮🇷

Iran (Pezeshkian/IRGC)

Ha lanciato oltre 500 missili e 2.000 droni dall'inizio delle ostilità. Il regime è indebolito ma ancora in piedi. Il piano in 10 punti presentato a Trump è volutamente massimalista: controllo di Hormuz, eliminazione delle sanzioni, risarcimenti, ritiro USA dalla regione, diritto all'arricchimento nucleare. Una posizione di partenza per trattare, non una proposta realistica.

🌍

Proxy e mediatori

Hezbollah è entrato nel conflitto dopo la morte di Khamenei. Gli Houthi yemeniti hanno colpito Israele con missili. Le milizie in Iraq e Siria hanno mantenuto un profilo basso. Sul fronte diplomatico, il Pakistan ha avuto un ruolo chiave per il cessate il fuoco, con il supporto di Cina, Turchia ed Egitto.

Segnali da tenere d'occhio

Segnali di escalation

  • Fallimento dei negoziati di Islamabad (10-12 aprile)
  • Nuovi raid israeliani durante la tregua
  • Iran non riapre Hormuz o impone condizioni irricevibili
  • Hezbollah allarga le operazioni in Libano
  • Attacchi a infrastrutture saudite o emiratine

Segnali di de-escalation

  • Islamabad produce una roadmap credibile sul nucleare
  • Israele si astiene da operazioni durante la tregua
  • Hormuz riapre senza intoppi, traffico in ripresa
  • Rilascio progressivo di ostaggi e prigionieri
04 · Tre scenari possibili

Dove può andare la situazione

Quando la situazione è così incerta, la cosa più utile che posso fare è ragionare per scenari invece di inseguire le notizie del giorno. Non sappiamo come andrà a finire, ma sulla base dei fatti possiamo tracciare tre percorsi plausibili.

Scenario A: la tregua tiene, i negoziati avanzano

50-60%

Perché ci crediamo: i colloqui di Islamabad producono un piano serio. Hormuz riapre gradualmente. Iran e USA trovano un compromesso, anche parziale, sul nucleare.

Per i nostri portafogli: il Brent torna verso 80-90 dollari entro un paio di mesi. L'inflazione europea si stabilizza. I mercati recuperano terreno poco alla volta, ma l'incertezza resta alta.

Scenario B: la tregua salta, si torna a combattere

25-35%

I detonatori: Israele agisce unilateralmente, l'Iran provoca un incidente a Hormuz, oppure Islamabad si rivela un buco nell'acqua.

Le conseguenze: petrolio sopra 120-130 dollari, rischio concreto di recessione in Europa, inflazione che corre e crescita che si ferma. Lo scenario più doloroso per chi ha risparmi investiti.

Scenario C: accordo rapido

10-15%

Condizione necessaria: l'Iran accetta un accordo nucleare entro 4-6 settimane. Le sanzioni vengono alleggerite a tappe. Hormuz torna completamente libero.

Effetto sui mercati: Brent giù verso 70-80 dollari. Inflazione sotto il 2 per cento. La BCE può riprendere a tagliare i tassi. Rimbalzo forte sui mercati.

Una nota importante. Le probabilità indicate sono stime ragionate basate su ciò che sappiamo all'8 aprile 2026, non previsioni esatte. L'incertezza resta altissima e la situazione può cambiare nel giro di ore.

05 · Il fronte energetico

Petrolio e gas: cosa è successo

L'energia è il canale attraverso cui questa crisi arriva nelle nostre vite. Benzina, bollette, spesa al supermercato: tutto passa di qui.

Petrolio: perché i prezzi hanno fatto le montagne russe

L'Agenzia Internazionale dell'Energia ha definito questa crisi la più grave interruzione nella storia del mercato petrolifero globale, con una perdita stimata di 8 milioni di barili al giorno nel mese di marzo. Per dare un ordine di grandezza: attraverso Hormuz passano circa 20 milioni di barili ogni giorno. Chiuderlo ha tolto dal mercato non solo il petrolio iraniano, ma anche quello di Iraq, Kuwait, Emirati e parte di quello saudita.

Un aspetto da capire bene: quando il prezzo del petrolio sale durante un conflitto, non è solo perché manca fisicamente il greggio. C'è una componente che si chiama premio per il rischio: il sovrapprezzo che i mercati applicano perché la situazione è incerta e potrebbe peggiorare. Prima della guerra, Goldman Sachs stimava questa componente in circa 18 dollari al barile. Dopo la chiusura di Hormuz è esplosa. Il crollo del 13,6 per cento dell'8 aprile non significa che il petrolio è tornato a scorrere normalmente: significa che una parte della paura si è sgonfiata.

27 feb (pre-guerra)
$72
1 marzo
$80
9 marzo (intraday)
$119,5
Fine marzo (picco)
$126
8 aprile (tregua)
$94,43

Gas naturale: il problema europeo

Per l'Europa la crisi è doppia: petrolio e gas insieme. Attraverso Hormuz transita anche il 20 per cento del commercio globale di GNL, il gas naturale liquefatto. Il Qatar, primo esportatore mondiale, è stato colpito pesantemente: l'attacco a Ras Laffan del 2 marzo ha sospeso la produzione, quello del 18-19 marzo ha danneggiato il 17 per cento della capacità di esportazione, con riparazioni stimate fino a 5 anni.

Il gas TTF europeo, il prezzo di riferimento, è passato da 25 euro per megawattora prima della guerra a un picco di 78 euro a marzo, per poi assestarsi intorno a 50 euro ad aprile. L'Europa parte già da stoccaggi ai minimi stagionali e compete con i compratori asiatici per il GNL alternativo da USA, Australia e Africa.

Trasporto marittimo: costi che ricadono su tutti

VocePrima della guerraAdesso
Assicurazione nave per Hormuz0,15-0,25% del valore5-10% (20-40 volte tanto)
Nolo giornaliero petroliera~$200.000~$800.000 (4x)
Costo extra per viaggio~$500.000$2-3 milioni
Polizze in corsoValide normalmenteCancellate e riemesse a nuovi prezzi

Questi aumenti si scaricano lungo tutta la catena: dall'importazione di greggio ai fertilizzanti, dalla chimica ai prodotti alimentari. In gergo si chiama pass-through inflazionistico, e lo sentiamo tutti alla pompa e al supermercato.

Sul fronte energia, il punto chiave: la tregua ha tolto un po' di pressione, ma petrolio e gas non sono tornati a circolare normalmente. I prezzi resteranno elevati per settimane. L'Europa è la più esposta, soprattutto sul fronte gas, per i danni agli impianti del Qatar. Un'eventuale escalation che coinvolgesse Arabia Saudita o Emirati sarebbe drammatica.

06 · Mercati finanziari

Vincitori, vinti e sorprese

Azioni: chi ha guadagnato e chi ha perso

Chi ha guadagnato. Le grandi compagnie petrolifere (ENI, TotalEnergies, BP, Shell) hanno beneficiato del rialzo del greggio. BP prevede utili in crescita del 22,6 per cento e ricavi del 28,2 per cento per il 2026. Anche le rinnovabili hanno corso: con il gas a questi livelli, solare ed eolico diventano molto più competitivi. Verbund, società austriaca del settore, ha guadagnato quasi l'8 per cento il 2 marzo.

Chi ha perso. Curiosamente, i titoli della difesa. Erano saliti del 12 per cento a febbraio in attesa del conflitto, poi sono scesi dell'8 per cento in USA e dell'11 per cento in Europa a marzo: il mercato aveva già scommesso sulla guerra. Hanno sofferto anche il tech (i tassi in rialzo penalizzano chi promette utili futuri), i trasporti aerei (caro carburante), e la chimica-manifattura (materie prime alle stelle).

−5%
S&P 500 a marzo
minimi da 6 mesi
−15%
Borse emergenti
azzerati i guadagni 2026
−11%
Difesa Europa
peggior calo dalla pandemia
+8%
Verbund (rinnovabili)
il 2 marzo

Obbligazioni: il paracadute che non si è aperto

Di norma, in una crisi i titoli di stato salgono perché tutti cercano sicurezza. Stavolta è andata al contrario: il rialzo dei prezzi energetici ha alimentato l'inflazione, e quando l'inflazione sale, le obbligazioni a tasso fisso perdono valore. Chi le aveva in portafoglio come cuscinetto si è trovato con una protezione che non ha funzionato.

Titolo a 10 anniFebbraio 2026Picco marzo 2026
Treasury USA3,9%4,39%
Bund tedeschi2,65%~3%
Gilt UK4,2%oltre 5%
BTP Italia3,3%oltre 3,9%

Le obbligazioni dei paesi emergenti e quelle aziendali ad alto rendimento sono state le più penalizzate. Il mercato del debito emergente, che aveva registrato emissioni record tra gennaio e febbraio, si è di fatto bloccato a marzo.

Valute, oro e materie prime

Sul fronte valutario, il copione classico: il franco svizzero è volato ai massimi decennali, come accade sempre quando il mondo ha paura. Il dollaro ha beneficiato inizialmente, poi si è indebolito. Dopo la tregua l'euro ha recuperato un po', risalendo verso 1,17 contro il dollaro.

L'oro ha avuto un percorso meno lineare: picco a $5.327 l'oncia il primo marzo (+5,2 per cento in un giorno), poi discesa di oltre il 25 per cento, fino a circa $4.684 al 5 aprile. Può sembrare controintuitivo che l'oro scenda in piena crisi, ma diversi investitori l'hanno venduto per coprire perdite altrove, e il prezzo era già molto elevato prima del conflitto.

Tra le altre materie prime, diesel e cherosene avio sono i più colpiti (raffinerie fuori uso nella zona di guerra), i fertilizzanti salgono perché si producono con il gas, e la chimica rallenta per i costi insostenibili delle materie prime.

Il quadro finanziario, in breve. Oro e franco svizzero hanno funzionato come rifugio, ma con una volatilità enorme. I titoli di stato, che di solito proteggono nelle crisi, stavolta hanno deluso: quando il problema è l'inflazione da energia, le obbligazioni soffrono. Energia e rinnovabili in positivo; tech, trasporti aerei e chimica in negativo.

07 · Impatto sull'economia reale

Inflazione, crescita e banche centrali

Come arriva questa crisi nell'economia di tutti i giorni? Attraverso tre strade, che purtroppo si alimentano l'una con l'altra.

Prezzi

Ogni rialzo del 10 per cento del petrolio si traduce in +0,4 per cento sui prezzi al consumo e in un rallentamento della crescita globale. L'inflazione europea è già al 2,5 per cento a marzo.

Fiducia

L'incertezza spinge famiglie e imprese a rimandare spese e investimenti. Meno domanda, meno crescita. Un meccanismo che si autoalimenta.

Rischio finanziario

Tassi in rialzo per contenere l'inflazione mentre le borse scendono: combinazione pericolosa. Prezzi su, crescita giù, portafogli sotto pressione.

Banche centrali: la trappola del bivio

La BCE ha mantenuto i tassi al 2 per cento a marzo e ha rivisto al rialzo le stime di inflazione per il 2026, dall'1,9 al 2,6 per cento. Se la crisi energetica continua, i mercati prezzano 1-2 rialzi dei tassi nel corso dell'anno. La presidente Lagarde ha parlato di incertezza eccezionale, senza sbilanciarsi.

La Federal Reserve americana è nella stessa impasse: la possibilità di tagli ai tassi nel 2026 è di fatto svanita, e i dati sul lavoro di febbraio, peggiori delle attese, complicano ulteriormente il quadro.

Tre ipotesi sull'inflazione europea

IpotesiCondizioneInflazioneCrescita PIL
BasePetrolio ~$80, gas ~50 euro per un paio di mesi2,5-2,6%, poi cala~1%
IntermediaCrisi che si protrae 2-4 mesioltre il 3%0,3-0,5%
GraveHormuz resta chiuso a lungooltre il 4%contrazione

Cosa ci portiamo a casa. Il rischio principale non è un crollo improvviso, ma un'erosione silenziosa del potere d'acquisto. La BCE è in una posizione scomoda: se alza i tassi per frenare i prezzi, rischia di soffocare una crescita già fragile. Lo scenario peggiore è la stagflazione (inflazione alta con economia ferma) in cui i portafogli bilanciati tradizionali soffrono su entrambi i fronti.

08 · Impatti a breve e medio termine

Cosa aspettarsi nelle prossime settimane

Breve termine (1-4 settimane, aprile 2026)

AssetMovimentoFattore chiave
BrentDa $72 a $126, poi $94-95Hormuz chiuso, poi cessate il fuoco
Gas TTFDa 25 a 78 euro, poi ~50 euroImpianti Qatar colpiti, Hormuz
OroDa $2.900 a $5.327, poi $4.684Corsa al rifugio, poi vendite forzate
EUR/USDDa 1,04 a 1,15, poi 1,17Euro penalizzato, poi recupero
S&P 500−5% a marzo, minimi semestraliPaura inflazione, risk-off
Borse emergentiAzzerati i guadagni 2026Energia cara + rischio recessione
Bund 10 anniRendimento 2,65% → ~3%Attese di inflazione in rialzo
BTP 10 anniRendimento 3,3% → oltre 3,9%Come Bund + rischio Italia

Nelle prossime 1-2 settimane il focus è tutto sui negoziati di Islamabad e sulla velocità con cui Hormuz riapre effettivamente. Ogni notizia positiva spinge il petrolio giù e le borse su; ogni segnale di tensione inverte il trend.

Medio termine (1-6 mesi, primavera-estate 2026)

Se la tregua regge. Il Brent torna gradualmente verso $80-90 entro l'estate. Il gas scende ma non torna ai livelli pre-crisi (impianti danneggiati in Qatar). L'inflazione europea tocca il picco al 3 per cento in primavera, poi cala. BCE ferma sui tassi. Crescita 2026 ridimensionata all'1 per cento circa.

Se la situazione peggiora. Petrolio oltre $130, scenario di recessione europea nella seconda metà dell'anno. Inflazione sopra il 3-4 per cento. Spread BTP-Bund in allargamento. L'oro tornerebbe molto richiesto.

Se si trova un accordo rapido. Brent verso $70-80 entro giugno. Inflazione sotto il 2 per cento. La BCE può tornare a tagliare i tassi a settembre. Rimbalzo forte su tutte le asset class.

09 · Fatti vs incognite

Cosa sappiamo e cosa no

Con tutto quello che sta succedendo, vale la pena fermarsi un secondo e separare quello che sappiamo davvero da quello che ancora non sappiamo.

Fatti confermati

  • Attacchi USA-Israele il 28 febbraio. Khamenei ucciso.
  • Hormuz chiuso dal 4 marzo, traffico quasi azzerato.
  • L'IEA classifica questo come il più grande shock petrolifero della storia.
  • Brent al picco di ~$126, WTI intraday a $119.
  • Il Qatar ha danni che ridurranno la capacità GNL per 3-5 anni.
  • Cessate il fuoco annunciato il 7-8 aprile.
  • BCE: inflazione 2026 rivista al 2,6%, tagli congelati.
  • Premi assicurativi marittimi in rialzo del 200-300%.
  • Brent sceso del 13,6% l'8 aprile con la tregua.

Domande ancora aperte

  • Chi guiderà l'Iran: la successione è in corso.
  • Tempi e condizioni della riapertura piena di Hormuz.
  • Quanto petrolio e GNL sarà recuperabile nelle prossime settimane.
  • L'entità reale dei danni alle infrastrutture.
  • L'esito dei negoziati di Islamabad.
  • Se Israele rispetterà la tregua.
  • La direzione della politica monetaria BCE nei prossimi 6 mesi.
  • Se i costi assicurativi marittimi torneranno ai livelli pre-crisi.
10 · Glossario

I termini in breve

In questo report ho usato parecchi termini tecnici. Se qualcuno non vi è familiare, qui sotto trovate una spiegazione rapida.

TermineSpiegazione
Brent / WTII due principali prezzi di riferimento del petrolio. Il Brent è il benchmark internazionale (Europa, Asia); il WTI (West Texas Intermediate) quello americano.
Premio per il rischioLa parte del prezzo di un asset che riflette la paura del mercato, non la carenza fisica. Quando la crisi si calma, si sgonfia velocemente.
Risk-offQuando gli investitori escono dagli asset rischiosi (azioni, valute emergenti, obbligazioni HY) e si rifugiano in quelli sicuri (oro, franco svizzero, Treasury, Bund).
Spread di creditoLa differenza di rendimento tra un'obbligazione rischiosa e un titolo considerato sicuro. Più è alto, più il mercato percepisce rischio.
GNLGas Naturale Liquefatto: gas raffreddato a −162°C per poterlo trasportare via nave. Il Qatar è il primo esportatore globale.
TTFTitle Transfer Facility: l'hub olandese che funge da riferimento per il prezzo del gas in Europa.
Choke pointUn passaggio marittimo stretto per cui transita una quota enorme di commercio globale. Hormuz e Bab el-Mandeb sono i principali della regione.
StagflazioneInflazione alta e crescita bassa (o negativa) allo stesso tempo. Lo scenario più difficile da gestire per le banche centrali.
DurationMisura la sensibilità di un'obbligazione ai tassi: più lunga è, più il prezzo cala quando i tassi salgono.
MSCI EML'indice che raccoglie le borse dei paesi emergenti. Un barometro dell'appetito globale per il rischio.